lunedì 24 marzo 2014

Settant’anni dopo l’eccidio delle Fosse Ardeatine

Quando i tedeschi invasero il nostro Paese, iniziarono fin da subito i moti partigiani.
Così dopo un sanguinoso attacco vicino Roma, i tedeschi istituirono un’assurda legge: un tedesco, dieci italiani. Ciò vuol dire che per ogni tedesco morto, dieci italiani dovevano essere fucilati.

Dopo questo attacco di cui parlavo prima, i tedeschi presero trecentocinque italiani, il più piccolo aveva solo15 anni e li fucilarono, nel 1944. Una volta uccisi li buttarono in delle fosse comuni, le Fosse Ardeatine.
Oggi sono passati settant’anni, e il sindaco di Roma, Marino, insieme al presidente della repubblica, Napoletano, hanno commemorato le vittime, sperando che un eccidio simile non capiti mai più.
Ed hanno anche accennato al caso Pribke, un alto grado delle SS che comandò l’eccidio.
È morto poco tempo fa e si era molto discusso di dove e come dovesse essere seppellito; egli aveva sempre vissuto in Italia dove secondo alcuni andava seppellito. Invece la salma è stata giustamente tumulata in un luogo segreto.
La sua tomba avrebbe richiamato il dolore delle famiglie dei parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine, suscitando anche delle manifestazioni naziste.
  
Mario Edoardo Simmaco
24 marzo 2014

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